Per salvare il pianeta occorre che tutti noi ci impegniamo ad applicare la strategia delle 9R, quelle dell’economia circolare.

Corriamo per gli oceani perché è il momento di cambiare i modelli di sviluppo della società, perché occorre contenere l’inquinamento e il riscaldamento globale del pianeta, perché dobbiamo orientarci verso abitudini di produzione e consumo più sostenibili.
Cambiamo passo tutti insieme. Non basta agire come individui, servono nuove strategie economiche e produttive per raggiungere gli obiettivi che globalmente le nazioni si sono prefissati per il 2030.

CORRIAMO PER GLI OCEANI, INSIEME!

Per salvare il pianeta occorre che tutti noi ci impegniamo a ridurre, riusare, riparare, ristrutturare, rifabbricare, riqualificare, riciclare ma anche ripensare i nostri consumi e imparare a rifiutare prodotti non sostenibili. Insomma, dobbiamo iniziare ad applicare la strategia delle 9R, quelle dell’economia circolare.

Fashion & Economia circolare

adidas si sta impegnando a ridurre il consumo di materie prime vergini e l’impatto sull’ambiente, adottando un approccio ispirato all’economia circolare e puntando su articoli di sportswear prodotti con materia prima riciclata o con plastica raccolta nei mari. In questo modo contribuisce alla tutela degli oceani che rappresentano l’ecosistema maggiormente minacciato dalla presenza delle plastiche.

Tutto si crea, nulla si distrugge: l’economia circolare

L’economia circolare è un approccio che si allontana da quello dell’economia lineare e dal concetto di usa e getta e punta a un sistema virtuoso dei cicli di produzione e consumo in equilibrio con l’ambiente. In questa visione nulla viene buttato ma tutto viene recuperato, trasformato e riutilizzato. I materiali sono reimmessi nel ciclo di produzione e non vengono dispersi nell’ambiente, eliminando gli sprechi e limitando il consumo di risorse vergini.

Secondo il rapporto sull’economia circolare nel nostro Paese, promosso dal Circular Economy Network ed Enea, l’Italia è tra le prime 5 economie più circolari d’Europa.

Fashion & Economia circolare
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Un Green Deal per l’economia europea

Il Green Deal dell’UE è un modello di sviluppo che punta a far divenire l’Europa il primo continente a neutralità climatica entro il 2050. Il Piano d’azione per l’economia circolare della Commissione Europea è uno dei pilastri del Green Deal e prevede nuove indicazioni per il ciclo di vita dei prodotti. L’obiettivo è rendere la nostra economia più adatta a un futuro verde, rafforzando la competitività, proteggendo l’ambiente e i diritti dei consumatori.

Il Piano d’azione per l’economia circolare della Commissione Europea si basa sulle seguenti linee guida:
design circolare dei prodotti, che dia priorità al riutilizzo e responsabilizzi il produttore;
diritto alla riparazione, per contrastare l’obsolescenza programmata e le pratiche di greenwashing (ecologismo di facciata);
• modello di raccolta differenziata coordinato a livello europeo;
• nuove misure per il packaging dei prodotti.

Ellen MacArthur è una velista inglese, che ha detenuto fino al 2008 il record mondiale per la circumnavigazione in solitaria più veloce del globo. Dopo il suo ritiro dalla vela come professionista, ha fondato la Ellen MacArthur Foundation, un ente benefico che lavora con istituzioni a livello locale e nazionale e con le scuole, per accelerare la transizione verso un’economia circolare.

Obiettivo: plastiche in circolo

Nell’Agenda 2030 dell’Onu per lo Sviluppo Sostenibile uno dei 17 obiettivi prefissati è di ridurre in modo sostanziale la produzione di rifiuti attraverso la prevenzione, la riduzione, il riciclaggio e il riutilizzo.
Nel nostro Paese la plastica rappresenta quasi un decimo della raccolta dei rifiuti (8,3%, per la quasi totalità si tratta di materiali da imballaggio), ma grazie alla raccolta differenziata circa la metà di essa viene recuperata o riciclata. Per fare in modo che la plastica non finisca il suo ciclo di vita dopo il primo utilizzo occorre attivare un nuovo approccio al suo impiego, innescando un cambiamento nelle abitudini di acquisto e consumo. È questo l’obiettivo di Parley for the Oceans, un’organizzazione che punta ad accendere i riflettori sulla bellezza e sulla fragilità degli oceani.

Avoid, Intercept, Redesign: la strategia AIR di Parley

Parley ha sviluppato AIR (Avoid, Intercept e Redesign – ovvero, eliminare, intercettare, riciclare), una strategia in tre fasi che punta a coinvolgere famiglie, istituzioni, aziende e governi per la riduzione dell’inquinamento marino da plastica. Ognuno di noi può infatti cambiare il modo di utilizzare la plastica e incidere sul miglioramento delle condizioni dell’oceano e del pianeta che condividiamo. ‘Avoid’ invita a limitare il più possibile l’uso della plastica e a cercare materiali alternativi. ‘Intercept’ significa evitare che la plastica finisca negli oceani, trovando altre soluzioni per questi rifiuti. ‘Redesign’ ispira a trovare un nuovo modo di utilizzare materiali, metodi e prodotti e a cambiare il proprio stile di vita per contribuire a risolvere il problema.

Fashion & Economia circolare

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Lo sport è un linguaggio potente e universale, che può essere utilizzato per attivare le persone nella sfida per salvare il nostro pianeta.

Lunga vita alla t-shirt

Tra i settori che maggiormente sperimentano un approccio di economia circolare, spicca l’industria della moda, che adotta soluzioni di riciclo e riuso per la produzione di materiali tessili. Per esempio, riutilizza materie plastiche di scarto nella produzione di tessuti altamente innovativi, evitando che invadano oceani, isole e spiagge.
Design e creatività incontrano così ricerca tecnologica e tutela dell’ambiente.

Il modello dell’economia circolare non si limita alla fase di progettazione e produzione, ma investe anche le abitudini di consumo e la gestione dei prodotti alla fine del loro ciclo di vita. Richiede la partecipazione di ognuno di noi, attraverso comportamenti di acquisto e consumo responsabili e sostenibili, sempre più lontani dalle logiche compulsive del fast fashion e aperti ad allungare la durata di un prodotto o a concedergli una seconda vita.

Oggi gli eco designer, oltre a progettare capi in funzione della loro riciclabilità, selezionano materie prime ottenute da riciclo. Oppure ricercano materiali ecosostenibili, come i biopolimeri totalmente biodegradabili, che rappresentano un’alternativa ai prodotti derivati da combustibili fossili.

Strategia in 3 loop: 3 pilastri della sostenibilità del prodotto adidas

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Orange Fiber: il tessuto fatto con le arance

Adriana Santanocito ed Enrica Arena sono due giovani innovatrici siciliane che hanno fondato Orange Fiber, la prima realtà imprenditoriale ad aver brevettato un tessuto di alta qualità partendo dagli scarti della lavorazione delle arance. Il pastazzo, sottoprodotto della trasformazione agrumicola, è uno scarto da smaltire con costi elevati sia per la filiera che per l’ambiente. Da qui nasce l’idea delle due fondatrici di ricavare un filato ecosostenibile, trasformando la cellulosa ricavata dalle bucce e dal bianco degli agrumi in una fibra tessile simile alla seta. Oggi i tessuti di Orange Fiber sono usati da marchi dell’alta moda come Salvatore Ferragamo e da catene sensibili ai temi ambientali come H&M, che li ha utilizzati per una capsule collection.

Un filo per salvare il Mediterraneo

Javier Goyeneche, fondatore di Ecoalf, marchio di abbigliamento spagnolo ecosostenibile, ha ricevuto il premio Social Innovator 2020 dalla Fondazione Schwab for Social Entrepreneurship, legata al World Economic Forum (WEF) “per aver rivoluzionato l’industria della moda in qualità di leader, verso un futuro sostenibile”. Il suo progetto nasce dall’amore per il mare e le immersioni e dal desiderio di lasciare ai suoi due figli un pianeta dove la natura selvaggia e incontaminata e il mare pulito siano ancora una realtà. Ecolalf trasforma i rifiuti marini di plastica in prodotti di moda di alta qualità, attraverso un filato innovativo riciclato al cento per cento, costituito da bottiglie di plastica trovate sul fondo del Mediterraneo.

Fashion & Economia circolare
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Dai rifiuti all’arte

Spesso l’arte anticipa tendenze che vengono poi accolte da altri ambiti della società. È ciò che è successo anche per il riuso di materiali di scarto, che a partire dagli anni ‘60 vengono impiegati da molti artisti in opere e installazioni capaci di attribuire nuovi significati ai rifiuti.

Enrica Borghi è un’artista che crea sculture a partire da materiali di scarto, come le bottiglie di plastica. Il suo gesto creativo ridà nuova vita, bellezza e forma a oggetti destinati alla discarica e all’oblio. Le sue opere indagano i temi del ri-uso, dell’ambiente, del territorio e della femminilità.

Fashion & Economia circolare
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Refugee ScArt – è un progetto che tenta di ridare nuova vita ai materiali ma anche una nuova possibilità alle persone. Coinvolge un gruppo di rifugiati nella realizzazione di oggetti fatti interamente con materiali di scarto. In questi anni ha trasformato quindici tonnellate di plastica in pochette, zaini, astucci, borse, portafogli, agende, copertine per libri, tovagliette. L’intero ricavato delle vendite torna ai rifugiati.

4 libri per esplorare l’economia circolare

Che cosa è l’economia circolare di Emanuele Bompan con Ilaria Nicoletta Brambilla: un libro da cui partire per iniziare ad affrontare l’approccio “circular”, la sua evoluzione e gli sviluppi più recenti.

Neomateriali nell’economia circolare di A. Pellizzari, E. Genovesi: una panoramica sui materiali del settore moda nel nuovo paradigma dell’economia circolare, le loro caratteristiche e l’innovazione che li ha ridefiniti.

Circular Economy. Dallo spreco al valore di Peter Lacy, Jakob Rutqvist e Beatrice Lamonica: un testo di riferimento, con la definizione dei 5 modelli di business dell’economia circolare e molti esempi aziendali.

100 green jobs per trovare lavoro. Guida alle professioni sicure, circolari e sostenibili di Tessa Gelisio e Marco Gisotti: un manuale per aiutare i giovani e le famiglie a scegliere una serie di percorsi di formazione.

Guarda l’incontro dedicato a Fashion & Economia circolare


Fonti e articoli

3° RAPPORTO SULL’ECONOMIA CIRCOLARE IN ITALIA
RAPPORTO DI SOSTENIBILITÀ CONAI 2020
I RIFIUTI URBANI
LE ECONOMIE CIRCOLARI DI COMUNITÀ