Che lavoro fa un produttore di musica elettronica? Quale percorso ti può preparare al meglio per arrivare a svolgere questa professione? Ne abbiamo parlato con Davide Alpino, DJ e produttore, che ci racconta la sua esperienza e il suo punto di vista.

Abbiamo incontrato Davide Alpino, che di mestiere fa il produttore di musica elettronica.
Guarda la sua intervista e scopri quali sono, secondo la sua esperienza e il suo punto di vista, le caratteristiche e le competenze fondamentali per questa professione.

Davide, ci spieghi che cosa fa un produttore di musica elettronica?

Un produttore di musica elettronica compone musica in una maniera che possiamo definire non convenzionale: se si pensa alla composizione della musica si pensa per esempio a strumenti e a band, mentre i produttori di musica elettronica prevalentemente usano il computer. Questa non è affatto una soluzione negativa, perché ormai la tecnologia ci mette a disposizione qualsiasi strumento e risorsa.

E qual è la differenza tra il tuo lavoro e quello di un dj?

Il dj sta su un palco e suona o riproduce in sequenza le canzoni, che magari ha anche prodotto in autonomia. Invece il produttore è più un “topo da laboratorio”: sta in studio in studio giorno e notte, non ha orari, è sempre alla ricerca dell’idea originale che arriva anche a testare di fronte a un pubblico dal vivo.

E tu come ti sei avvicinato a questo campo?

Io mi ci sono avvicinato per caso, quando ero più piccolo. Ho sempre ascoltato tanta musica, soprattutto musica dance perché io sono del ‘91 e quando avevo 9/10 anni la tendenza era quella. In realtà andando avanti ho un po’ perso di vista questa cosa perché mi piaceva la musica ma non la teoria musicale. Finché quando avevo 16/17 anni ho riscoperto un po’ questa passione e lì mi sono messo in testa di dover vivere di questo e penso più o meno di avercela fatta, anche se la strada ovviamente è sempre lunga e ogni giorno ci sono sempre nuovi stimoli, nuovi spunti e nuove cose da imparare.

Questo settore rappresenta per moltə un sogno, ma come ci si arriva? C’è un percorso di studi o una specializzazione da seguire?

Vorrei rispondere che sì, bisogna studiare tantissimo. Però devo ammettere che il mio è uno dei mestieri ad essere molto importante è l’esperienza: esistono molte accademie che forniscono una validissima preparazione, ma nel mio caso mi è capitato di mettermi sempre in gioco da solo. Lo studio dipende come lo si intende: io studio ogni giorno perché ogni giorno cerco di imparare qualcosa di nuovo, e lo faccio con la pratica. Ho un po’ anteposto questa alla teoria, perché nel mio caso mi sembrava l’approccio più giusto per le mie caratteristiche.

Quali sono secondo te le abilità e le competenze che non possono mancare per chi desidera fare un percorso di questo tipo?

Bisogna avere innanzitutto un po’ di orecchio: conosco persone che non potrebbero mai fare questo mestiere perché non hanno una particolare sensibilità, e questo non è un difetto ma semplicemente una caratteristica. Bisogna ascoltare la musica “annoiandosi”, perché si arriva a un punto in cui si ascoltano le canzoni e sul giudizio estetico prevale l’attenzione nei confronti del modo in cui sono state realizzate: io la chiamo visione 4D, che ti permette di  essere pluridimensionale, ti aiuta a scomporre tutta la tutta la traccia che stai ascoltando e cercare di capire cosa come è fatta che cosa sia stato usato per realizzarla.

Servono programmi e strumenti particolari?

Si, servono sia per iniziare ma anche per completare il lavoro. È sufficiente avere un buon computer, perché lavori utilizzando programmi abbastanza pesanti, e delle casse o di cuffie anche non di primissima fattura ma in grado di riprodurre fedelmente il suono.

Quand’è invece che dallo studio ci si può sai come si fa a sentirsi pronti per iniziare a suonare poi dal vivo?

Questo dipende. Io sono già di una generazione che ha prima iniziato a suonare e poi a fare i dischi. Adesso invece c’è un altro tipo di approccio perché grazie a una tecnologia migliore esiste la possibilità di realizzare e produrre diverse idee prima di iniziare a suonare. Prima di suonare dal vivo devi fare tanta esperienza e pratica: più fai e più ti sentirai pronto.

Il produttore di musica elettronica suona solo dal vivo o esistono altre strade, altre specializzazioni?

Assolutamente, non si è obbligati a stare sul palco. Ci sono molti esempi di giovani che hanno vissuto fasi di carriera alternate, prima più concentrati sulla produzione e solo dopo sulla performance dal vivo andando anche a suonare in giro per due o tre anni, facendo tour anche all’estero. Dipende dalle produzioni e dal loro successo o meno. Grazie all’esperienza accumulata negli anni si può arrivare a produrre nomi grossi della musica italiana e non. Ci sono vari percorsi e non c’è un limite di età o di tempo.

Per concludere, secondo te qual è il più grande mito che esiste in relazione al tuo lavoro,  che spesso viene anche idealizzato? (

Uno dei primi che mi viene in mente è che è sufficiente usare un computer e tutto è fatto. In realtà il computer devi saperlo usare. Sì, facendo pratica si migliora ma bisogna essere capaci di farlo.

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Orientatore certificato ASNOR, ma prima ho studiato Storia, proseguendo dopo la laurea con un dottorato e un master in comunicazione e divulgazione culturale. Alla fine, ho ceduto al lato oscuro della comunicazione 2.0 e ho abbandonato le biblioteche per dedicarmi all’edutainment e alla comunicazione educativa. Mi piace trovare nuovi modi per raccontare storie e cercare di dare risposte alle infinite curiosità che possiamo avere. Ho due gatti di nome Elizabeth e Georges, colleziono mappamondi, ho un’originale passione per i viaggi. E mi vesto sempre di nero.