Alla scoperta dei lavori che entro il 2030 saranno i più richiesti in Italia

Il covid ha cambiato il mondo del lavoro? La risposta a questa domanda è: si, decisamente si. Dopo le riaperture graduali in seguito al primo lockdown abbiamo visto che alcuni settori hanno provato a ripartire, ma la pandemia ha creato una serie di nuove dinamiche che hanno portato tante persone a perdere il proprio lavoro o a reinventarsi per dare inizio a una nuova carriera.
Questi cambiamenti paradossalmente valgono in particolare per le nuove generazioni, che in questo mondo devono entrarci e si trovano nella scomoda posizione di scegliere come prepararsi per il futuro che sognano. È una scelta per niente semplice, perché bisogna trovare un equilibrio tra i propri interessi, le proprie passioni e abilità da un lato, e quello che viene offerto dal mercato del lavoro dall’altro. Insomma, bisogna ponderare bene la decisione di quale percorso intraprendere per evitare di accorgersi troppo tardi di aver scelto una strada che non porta da nessuna parte, oppure che non è adatta alle proprie abilità e di dover quindi ricominciare da capo.

Guardiamo al 2030

Per farsi un’idea di come sarà il mondo del lavoro nei prossimi anni vengono fatte ricerche e studi, che ci offrono un grande aiuto nella fase di scelta. Una ricerca recente e utilissima è quella fatta da Pearson Italia, Ernst&Young e Manpower Group: Professioni 2030. Il futuro delle competenze in Italia. Questo studio vuole capire quali saranno i cambiamenti che investiranno il mondo del lavoro nei prossimi dieci anni, comprendere le nuove competenze da sviluppare e individuare quali professioni saranno più richieste e quali invece subiranno saranno in calo. In breve, vuole scoprire i trend del lavoro in Italia e indicare una strada alle giovani generazioni che devono lanciarsi e trovare il proprio posto nel mondo.

Che cosa cambia?

I risultati che emergono dalla ricerca sono molto utili, e confermano le tendenze che la ripresa delle attività dopo il lockdown ha già evidenziato: la transizione tecnologica, insieme alla crisi in atto, saranno fondamentali per definire quali competenze e quali lavori resisteranno al cambiamento. Infatti il mondo sempre più connesso e digitalizzato richiederà competenze multi-sfaccettate, per gestire complessità tecniche, tecnologiche e organizzative. Ma soprattutto, in questo contesto, sarà essenziale essere in grado di aggiornarsi e acquisire nuove competenze e capacità. Si parla, quindi, upskilling e di reskilling delle proprie competenze.

Le competenze più ricercate

Questo studio riconosce anche alcune soft skill come fondamentali per adattarsi alle nuove esigenze del lavoro. Sono cinque, in totale: due competenze di base, due competenze sociali e una che si può ricollegare al problem solving. 

  1. Risoluzioni dei problemi complessi: riconoscere i problemi, cercare e raccogliere le informazioni utili a valutare possibili alternative e trovare soluzioni.
  2. Apprendimento attivo: comprendere le implicazioni di nuove informazioni per la soluzione di problemi presenti, futuri e per i processi decisionali.
  3. Adattabilità: essere in grado di interagire in un contesto e coordinare le proprie azioni con quelle degli altri.
  4. Empatia: comprendere le reazioni degli altri e il perché reagiscono in determinati modi.
  5. Ascolto attivo: prestare attenzione cosa ci viene detto, elaborando i punti essenziali ed evitando interruzioni inappropriate.

Il futuro delle professioni

Questo studio stila anche la classifica delle Top30 le professioni in crescita da qui al 2030. Tra queste, ben sono legate al settore dell’informatica e dello sviluppo tecnologico. Cinque su 30 rientrano nel campo dell’istruzione e della formazione, mentre 3 sono le professioni basate sul supporto alla persona con diretto riferimento all’inserimento o reinserimento lavorativo.
Di contro, è previsto un progressivo declino per le professioni ripetitive, oppure legate alle attitudini fisiche: il futuro di questi lavori è il processo di automazione. La posizione più critica, però, riguarda i lavori meno in grado di adattarsi a nuovi contesti, troppo specializzati o rientranti in un settore in crisi.

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Orientatore certificato ASNOR, ma prima ho studiato Storia, proseguendo dopo la laurea con un dottorato e un master in comunicazione e divulgazione culturale. Alla fine, ho ceduto al lato oscuro della comunicazione 2.0 e ho abbandonato le biblioteche per dedicarmi all’edutainment e alla comunicazione educativa. Mi piace trovare nuovi modi per raccontare storie e cercare di dare risposte alle infinite curiosità che possiamo avere. Ho due gatti di nome Elizabeth e Georges, colleziono mappamondi, ho un’originale passione per i viaggi. E mi vesto sempre di nero.

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