L’oceano è l’ecosistema più grande e ricco del nostro pianeta, popolato da migliaia di specie, e produce la metà dell’ossigeno che respiriamo.

Corriamo per gli oceani perché sono il polmone blu della Terra e sono una formidabile riserva di biodiversità, perché contribuiscono a mitigare l’impatto dei cambiamenti climatici e sono la risorsa primaria di proteine per oltre tre miliardi di persone, perché il mare regala salute e dobbiamo proteggere la sua.
Facciamo sentire la nostra voce, uniamo i nostri respiri per preservare questo gigantesco polmone blu, impegniamoci contro l’inquinamento marino causato dai rifiuti plastici.

CORRIAMO PER GLI OCEANI, INSIEME!

Oceani di plastica

L’oceano è l’ecosistema più grande e ricco del nostro pianeta, popolato da migliaia di specie, e produce la metà dell’ossigeno che respiriamo. Purtroppo però è anche l’ecosistema più a rischio a causa dell’inquinamento provocato dai rifiuti plastici che per la maggior parte finiscono proprio negli oceani.
adidas collabora con l’organizzazione Parley for the Oceans per contribuire a eliminare l’inquinamento causato dalla plastica, recuperando i rifiuti da spiagge e comunità costiere remote e trasformandoli in materiale grezzo per realizzare un’intera linea di sportswear.L’8 giugno si celebra la Giornata Mondiale degli Oceani, che sono minacciati da plastiche e microplastiche, insieme all’ecosistema che racchiudono. Proprio in occasione di questa giornata, nel 2015 adidas ha presentato alle Nazioni Unite le prime scarpe da running prodotte con plastica riciclata.

Da allora, attraverso la partnership con Parley, adidas intercetta e raccoglie grandi quantità di rifiuti plastici negli ambienti marini e nelle comunità costiere, e li trasforma in indumenti sportivi. Una collaborazione che finora ha aiutato a tenere fuori dagli oceani oltre 2810 tonnellate di plastica.
Viene da lontano anche l’impegno di adidas nel connettere i valori sportivi alle tematiche ambientaliste, perché lo sport è davvero un catalizzatore di cambiamento.

Un pianeta fatto di acqua

Più di due terzi della superficie della Terra sono coperti d’acqua, di cui il 97,5% salata, tanto che l’insieme degli oceani può essere considerato a pieno titolo il ‘settimo continente’.

Di questo ambiente tanto imponente sappiamo però ancora molto poco. Mentre conosciamo perfettamente le superfici di Marte e della Luna, all’uomo è noto meno del 20% della topografia dei fondali, dove esistono rilievi analoghi a quelli terrestri e dorsali, simili a catene montuose, la cui lunghezza totale arriva a 60mila km.Nel 2017 è stato lanciato SeaBed 2030, un progetto internazionale per realizzare la mappa completa dei fondali oceanici entro il 2030.

Oceani di plastica

“Vedo la Terra, è blu”

Yuri Gagarin, il primo uomo a volare nello Spazio, guardando fuori dall’oblò della navicella Vostok 1, nel 1961

Il pianeta azzurro

Oceani di plastica
Oceani di plastica

Il mare che respira

Gli oceani costituiscono un mondo complesso senza il quale non potrebbe esistere la vita sul nostro pianeta. Il sistema Terra e il sistema Oceano sono infatti interdipendenti e lo scambio continuo tra i due rende possibile la vita dell’uomo e l’equilibrio ecologico. Il mare è il polmone blu della Terra: nelle acque superficiali, raggiunte dalla luce del Sole, vivono migliaia di specie di microrganismi (fitoplancton) che producono il 50% dell’ossigeno necessario al pianeta. Gli oceani rappresentano inoltre il grande termostato della Terra, perché svolgono un fondamentale ruolo di controllo del clima, attenuando gli sbalzi termici e mantenendo la temperatura dell’aria entro valori idonei alla vita.

“È davvero inappropriato chiamare questo pianeta Terra, sarebbe più giusto chiamarlo Oceano”

Arthur Clarke, scrittore di fantascienza

L’oceano è malato

Oceani di plastica

La salute degli oceani si sta rapidamente deteriorando, a causa di numerosi nemici: crisi climatica che comporta un aumento delle temperature dei mari, la loro acidificazione e una diminuzione dell’ossigeno disciolto, sovrapesca e pesca illegale, perdita di biodiversità e inquinamento.

Ogni minuto l’equivalente di un camion di plastica viene scaricato negli oceani, e le ricerche dicono che nei mari vi siano oggi circa cinquantuno trilioni di particelle microplastiche, cinquecento volte più del numero di stelle presenti nella nostra galassia.

L’UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente) valuta che la plastica causi ogni anno danni agli ecosistemi marini per 8 miliardi di dollari con effetti negativi su pesca, commercio marittimo e turismo.

Oceani di plastica

Un cattivo circolo senza fine

La plastica non si decompone ma si frammenta in pezzettini sempre più piccoli (micro e nano plastiche). Questi pezzettini in mare si comportano come spugne e assorbono agenti chimici, come per esempio pesticidi ed erbicidi presenti in acqua.

Oltre a questi agenti chimici le piccole particelle di plastica assorbono anche gli “odori del mare” e per questo motivo, a causa anche dei colori vivaci, vengono scambiate da molti animali marini per cibo.

Così la plastica entra nella catena alimentare fino ad arrivare sulle nostre tavole.

Oceani di plastica

Microplastiche: mangiamo una carta di credito a settimana

Le microplastiche sono particelle più piccole di 5 mm e costituiscono il 92,4% dei pezzi di plastica dispersi in mare. In pratica è come avere tantissimi frammenti, piccoli come un seme di lino o di papavero, distribuiti su una superficie enorme. In gran parte derivate dalla decomposizione delle plastiche di dimensioni maggiori, sono difficili da raccogliere e rappresentano un pericolo rilevante per la nostra salute, oltre che per quella degli ambienti marini.
Si stima che ogni essere umano ingerisca infatti 1769 particelle di microplastica ogni settimana, semplicemente bevendo o mangiando specie animali che a loro volta le hanno accumulate nei loro organi e tessuti.

È come se mangiassimo l’equivalente di una carta di credito alla settimana.

Isole di plastica: ‘zuppe’ indigeste per il mare

Gli oceani sono sempre in movimento per effetto delle correnti marine, enormi flussi d’acqua che scorrono sotto la superficie dei mari, tracciando sinuose “autostrade” sottomarine. È per effetto delle correnti che tutto ciò che si trova in mare è destinato a muoversi per finire su una spiaggia, su un fondale marino o accumulato in alcune zone particolari degli oceani, le cosiddette “isole di plastica” che si trovano in corrispondenza di specifiche correnti a movimento rotatorio.Si tratta di accumuli di rifiuti, principalmente di plastica, che coprono vaste estensioni delle superfici oceaniche. Contrariamente a quanto qualcuno crede, non si tratta di vere e proprie isole, neppure di superfici semisolide, tanto è vero che non sono rilevabili attraverso i satelliti, ma di “zuppe” di rifiuti di vari materiali e di diverse dimensioni. Ad essere particolarmente pericolosi per l’ambiente sono soprattutto i frammenti microscopici di plastica, che si disperdono ovunque e che si mescolano e confondono con il plancton, alla base di tutta la catena alimentare.

“Nella settimana impiegata per attraversare le creste subtropicali indipendentemente dall’ora del giorno in cui guardavo, i detriti di plastica galleggiavano ovunque: bottiglie, tappi, involucri, frammenti”

Charles J. Moore, oceanografo e capitano di vascello
Oceani di plastica
Oceani di plastica

Viaggiando per i mari

Charles J. Moore, oceanografo e capitano di vascello, passerà alla storia per aver portato all’attenzione del mondo l’esistenza della “Great Pacific Garbage Patch” e, in generale, delle cosiddette “isole di spazzatura” negli oceani. Nel 1997, di ritorno dalle Isole Hawaii verso la California, avvistò nel North Pacific Gyre, una delle regioni più remote dell’Oceano Pacifico, una distesa di rifiuti galleggianti.Con la sua fondazione “Algalita Marine Research and Education” ha fatto moltissimo per sensibilizzare l’opinione pubblica rispetto al problema dei rifiuti plastici e dell’inquinamento degli oceani.
Guarda il TED Talk di Charles Moore:

Gli spazzini degli oceani

A fronte di questi dati e di un’emergenza ormai difficilmente negabile, nel nuovo millennio sono nate associazioni che hanno studiato soluzioni di raccolta “meccanica” delle plastiche disperse nelle acque marine, come The Ocean Cleanup e Seabin, ideati da giovani innovatori amanti del mare.

The Ocean Cleanup

Nel 2013, a soli 18 anni, Boyan Slat ha fondato The Ocean Cleanup, organizzazione no profit volta a progettare un sistema per ripulire gli oceani dalla plastica. Per farlo è stato realizzato un enorme tubo galleggiante-barriera che cattura e accumula grandi quantità di rifiuti e che per funzionare sfrutta semplicemente le correnti marine e non prevede l’uso di motori.

Il tubo galleggiante lungo circa 600 metri è stato testato nel settembre del 2018. Nel 2019 l’organizzazione ha lanciato anche il progetto Interceptor, un nuovo sistema per ripulire i rifiuti plastici dei fiumi, principali responsabili dell’inquinamento dei mari.

Oceani di plastica

Seabin

Nato da un’idea dei due surfisti australiani Pete Ceglinski e Andrew Turton, Seabin è un cestino di raccolta dei rifiuti marini che galleggiano in superficie. Può catturarne circa 1,5 kg (comprese le microplastiche da 5 a 2 mm, mozziconi di sigaretta e microfibre da 0,3 mm) ovvero circa 500 kg di rifiuti all’anno. Il dispositivo, che funziona con energia elettrica, viene immerso a filo d’acqua e fissato a un pontile.

I venti e le correnti convogliano naturalmente i rifiuti galleggianti verso il dispositivo, all’interno del quale si trova una borsa filtrante. Seabin contribuisce a raccogliere i rifiuti in aree costiere e porti, evitando che si riversino in mare aperto.

Oceani di plastica

Aldilà dell’efficacia di queste soluzioni “meccaniche”, occorre però operare in un’ottica di prevenzione, modificando i processi produttivi, le abitudini di consumo e di raccolta, scegliendo responsabilmente cosa acquistare e impegnandosi nella raccolta differenziata e nel rispetto degli ambienti naturali.
Quotidianamente utilizziamo “plastica da consumo”: bottiglie, buste, cannucce, contenitori per il cibo e molto altro ancora. Un sacchetto di plastica viene usato mediamente per soli 12 minuti e poi buttato via.

Oceani di plastica
Oceani di plastica

Il futuro del mare

L’oceano offre grandi opportunità di lavoro, che richiedono competenze specifiche, oltre che passione per il mare. E in futuro serviranno sempre più professionisti impegnati per la salvaguardia dell’ambiente marino.

Ecco alcuni dei profili più interessanti:

Acquacoltore
Alleva animali acquatici di diverse specie per il consumo, la pesca sportiva o il ripopolamento di fiumi, laghi o mari. Si occupa di vari aspetti, dall’alimentazione e cura degli animali alla manutenzione degli impianti.

Biologo marino
Studia gli organismi marini e il modo in cui interagiscono con il loro ecosistema. Conduce studi in ambienti controllati o habitat naturali per analizzare le caratteristiche, la riproduzione e gli schemi di movimento della vita marina.

Oceanografo
È uno scienziato che studia gli aspetti fisici dell’oceano, analizza i movimenti e le proprietà fisiche e chimiche delle acque oceaniche e come tali proprietà influenzano le aree costiere, il clima e le condizioni meteorologiche. 

Economista dell’ambiente marino
È un esperto che applica i principi economici all’oceano. Valuta le risorse disponibili, nonché il rapporto tra l’oceano e l’economia per creare un ambiente più sostenibile, sia dal punto di vista ecologico che finanziario.

Esperto in scienze ambientali del mare
È impegnato nella tutela degli habitat marini, partecipando alla redazione di politiche per ridurre lo scarico dei rifiuti nel mare o a operazioni di pulizia e gestione dei rifiuti nell’oceano. Può essere impiegato da agenzie governative o lavorare per organizzazioni no profit.

L’oceano sullo schermo

ABZÛ: un videogioco che consente di sperimentare una bellissima avventura subacquea e di esplorare fondali marini da sogno.

BEYOND BLUE: un videogioco in cui indossiamo i panni di una biologa e possiamo esplorare liberamente l’ambiente marino, nuotare con i capodogli, scovare nuove forme di vita da studiare.

BLUE PLANET: presentata da David Attenborough e prodotta dalla BBC, è una serie di documentari che usa le scoperte d’avanguardia di scienza e tecnologia per esplorare gli oceani e le creature che li popolano.

OCEANI 3D: un documentario naturalistico del 2009 presentato da Jean Michel Cousteau, figlio dell’ambientalista e oceanografo Jacques-Yves Cousteau, che esplora le profondità del mare, mostrando i pericoli e i misteri delle profondità oceaniche.

Guarda l’incontro dedicato agli Oceani di plastica


Fonti e articoli

ONU – GLOBAL GOAL 14
MICROPLASTICHE: ORIGINI, EFFETTI E SOLUZIONI
ALFRED WEGENER INSTITUTE: CENTRE FOR POLAR AND MARINE RESEARCH
NATIONAL OCEANIC AND ATMOSPHERIC ADMINISTRATION
PLASTICA NEGLI OCEANI: I FATTI, LE CONSEGUENZE E LE NUOVE NORME
THE NEW PLASTICS ECONOMY. RETHINKING THE FUTURE OF PLASTICS
HUMAN FOOTPRINT IN THE ABYSS:30 YEAR RECORDS OF DEEP-SEA PLASTIC DEBRIS
RISK ANALYSIS REVEALS GLOBAL HOTSPOTS FOR MARINE DEBRIS INGESTION BY SEA TURTLES

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